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Ligure centro-occidentale[modìfica | modìfica wikitèsto]

Ligure centro-occidentale
Parlòu in{{IT-LIG}}<br>{{IT-PMN}}<br><small>(Alto, Caprauna)</small>
Clasificaçión
FilogéneziLingue indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Romanze occidentali
    Gallo-Romanze
     Gallo-Italiche
      Ligure
       Ligure centro-occidentale
DialéttiFinalese
Albenganese
Alassino
Onegliese
Portorino
Dialétti lìguri céntro-òcidentâli.png
Diffusione dei dialetti liguri del gruppo centro-occidentale, in azzurro le aree di transizione.

Il ligure centro-occidentale[1] è il sottogruppo della lingua ligure che ne raccoglie le parlate e i dialetii diffusi nella parte di riviera di Ponente compresa all'incirca tra i comuni di Finale Ligure (Varigotti) e Taggia.

Questo raggruppamento è stato così definito dal linguista Werner Forner, tra i massimi studiosi delle diverse varietà liguri, nella sua opera Aree linguistiche della liguria del 1980[2]; classificazione accettata e ripresa dagli autori successivi[3].

Descrizione[modìfica | modìfica wikitèsto]

I dialetti del gruppo centro-occidentale sono diffusi in buona parte della Riviera di Ponente e nell'immediato entroterra, nella valle Arroscia, val Neva e, parzialmente, nell'alta Val Bormida[4]. Varietà di ligure qui classificate sono parlate nei due comuni piemontesi di Alto e Caprauna, parte della Provincia di Cuneo anche se al di qua dello spartiacque alpino.

Sempre in basa alla classificazione di Forner, a ponente i dialetti centro-occidentali vengono progressivamente sostituiti dai dialetti liguri occidentali (o Intermeli, in primis dal Sanremasco) mentre a levante cedono il posto al ligure "centrale", in particolare al dialetto savonese. Verso nord, oltre lo spartiacque, sono presto sostituiti dai dialetti della Val Bormida, caratterizzati da marcate influenze piemontesi, mentre nei pressi del confine francese si trova il ristretto e peculiare gruppo dei dialetti liguri alpini.

Storia[modìfica | modìfica wikitèsto]

Le parlate inserite in questo gruppo, nonostante una certa variabilità interna (specialmente tra la riviera e l'entroterra), risultano essere quelle più vicine al gruppo centrale, e quindi al genovese sensu stricto che, dal canto suo, ha sempre esercitato una forte influenza sulle varietà del ligure più vicine al capoluogo.

Interessante è quanto notato da alcuni studiosi, tra i quali il già citato professor Forner (nella sua opera ???): sembra infatti che le parlate centro-occidentali abbiano, a differenza del genovese (sottopostosi in epoca post-medioevale ad un processo di regolarizzazione), mantenuto la maggior parte delle caratteristiche arcaiche e medioevali del genovese stesso. Questo suggerisce di come le parlate liguri siano state sottoposte, per lo meno nella riviera di Ponente, ad un primo processo di "genovesizzazione", avvenuto in seguito alla conquista da parte della Repubblica di Genova dell'area. Tra i vari eventi si ricordano, ad esempio, la conquista di Ventimiglia del 1221 o la sottomissione di Albenga del 1251.

A seguito del processo di standardizzazione del genovese, avvenuto durante i secoli d'oro della Superba, si avrà una seconda "ondata" di genovesizzazione della lingua ligure che tuttavia si arresterà in questo caso nei pressi di Savona, limite attuale dei dialetti e delle parlate appartenenti al gruppo del ligure centrale. Invece le varietà inscritte all'interno del gruppo ligure centro-occidentale seguiranno un'evoluzione differente, il che le porterà a mantenere caratteristiche proprie del genovese nonostante, nella parlata stessa del capoluogo, fossero ormai cadute in disuso.

Dialetti[modìfica | modìfica wikitèsto]

Le principali parlate locali qui incluse prendono il nome dai centri storicamente e demograficamente più importanti della zona, si segnalano infatti:

  • Dialetto finalese
  • Dialetto albenganese
  • Dialetto alassino
  • Dialetto portorino

Le seguenti varietà sono invece classificate come dialetti di transizione, presentando sia caratteristiche ascrivibili a questo gruppo che altre proprie di suddivisioni confinanti:

  • Dialetto taggiasco: parlato nell'omonima città ed in alcuni comuni confinanti, presenta caratteristiche di transizione con i dialetti del gruppo occidentale
  • Dialetto dell'alta valle Pennavaira: parlato nei due comuni piemontesi di Alto e Caprauna si è sviluppato, per ragioni storiche[5], come una forma intermedia tra i dialetti parlati più a valle, fortemente influenzati dall'albenganese, e il dialetto ormeasco, parlato al di là dello spartiacque e parte del gruppo ligure alpino.
  • Dialetto di Bardineto: varietà peculiare tra i dialetti diffusi nella Val Bormida, il bardinetese presenta caratteristiche intermedie tra i dialetti diffusi al di qua dello spartiacque alpino e altre proprie dei dialetti valbormidesi, parte dell'ampio gruppo del ligure dell'Oltregiogo e caratterizzati da maggiori influenze piemontesi.
  • Dialetti del golfo loanese: i dialetti parlati nella fascia costiera compresa tra Loano e Pietra Ligure risultano essere maggiormente influenzati da parlate del gruppo del ligure centrale, tanto che vengono classificati come di transizione con quest'ultimo, differenziandosi in modo abbastanza netto dalle due vicine varianti di albenganese e finalese.

Fonologia[modìfica | modìfica wikitèsto]

Mappa dettagliata dei vari dialetti - Da creare

A causa della duratura unità territoriale dell'area garantita dalla Repubblica di Genova, i dialetti liguri del gruppo centro-occidentale si sono storicamente uniformati al genovese "illustre", anche se permangono alcuni elementi peculiari. Difatti, oltre alle influenze del genovese sensu stricto, si riscontrano alcune caratteristiche riconducibili all'antico substrato dialettale locale, non del tutto scomparso. Queste caratteristiche hanno permesso di determinare alcune isoglosse, dalle quali è scaturita la classificazione dei dialetti liguri in gruppi inizialmente proposta da Forner. In particolare il ligure centro-occidentale viene determinato in base agli esiti nell'evoluzione di alcuni fonemi[6]:

  • -cl- : in base al suo esito si può determinare il confine occidentale di questo gruppo di dialetti. Difatti ad oriente di Taggia si ha un'evoluzione in -dːʒ- (comune con i dialetti del gruppo centrale) mentre nei dialetti occidentali (o intermeli) si ha un'evoluzione in -ʎ-[7], accentuata in alcuni casi, come nel mentonasco, sino ad -i̯-[8]. Ad esempio il latino speculum è divenuto [ˈspedːʒu] nei dialetti centro-occidentali e centrali, contro un'evoluzione in [ˈspeʎu] nei dialetti più occidentali. L'isoglossa che determina il passaggio da -dːʒ- a -ʎ- è utile per indicare il confine tra le parlate centro-occidentali e quelle occidentali. Questa coincide all'incirca col torrente Argentina, per lo meno nel suo tratto intermedio, fatto particolarmente evidente nel comune di Montalto Carpasio. Si ha infatti che nella frazione di Carpasio, sulla riva sinistra del corso d'acqua, l'esito è quello delle parlate centrali, mentre a Montalto, sulla riva opposta, il dialetto si è evoluto similmente alle varietà occidentali.
  • -lj- : permette invece di delimitare il confine orientale di queste parlate; difatti a levante dell'area di confine tra Noli e Finale ha avuto come esito -ʤ-, contro -ʎ- a ponente. Ad esempio il latino familia si è evoluto nelle due forme [faˈmiʤa] (ligure centrale ed orientale) e [faˈmiʎa].
  • -n- : mentre nel ligure centrale, con una più forte influenza galloitalica, si è verificata la velarizzazione di questo fonema tipica del genovese sensu stricto, a ponente dell'area di confine tra Noli e Finale questa caratteristica non si è sviluppata (discorso analogo si può fare per i dialetti ad est di Moneglia, dunque al confine tra ligure centrale ed orientale). Ad esempio il latino lana è divenuto ['laŋa] nel ligure centrale mentre altrove[9] l'esito è stato [ˈlana].
  • -ē- : anche la ē latina si è evoluta in maniera differente nel ligure centrale rispetto alle aree laterali. Difatti, mentre nel genovese si ha una sua dittongazione in -ej-, nei dialetti liguri centro-occidentali ed occidentali (così come, nella riviera di Levante, con gli orientali) ciò non si è verificato. Ad esempio il latino bibere si è evoluto in [ˈbeve] nelle varietà rispettivamente a ponente e levante di Finale Ligure e Moneglia, mentre nel ligure centrale, con la dittongazione di ē, si ha [ˈbejve]. Da segnalare inoltre come nell'area tra Albenga e Finale si assista alla comparsa, in alcuni casi specifici, della dittongazione di ē: in particolare ciò avviene qualora questa sia seguita da -r- (sia primaria che secondaria da -l-). Si riscontra infatti [ˈbeve] e [ˈmeze] ma anche, con -r-, [ˈsei̯r̂a] e [ˈkandei̯ra].
  • -tr- : l'esito in questo caso è del tutto peculiare dei dialetti appartenenti a questo gruppo, divenendo -r-, così come nei dialetti padani o nella lingua francese. Difatti, per esempio, si avrà l'evoluzione del latino pater in [par̂e], diversamente dal genovese [poɛː] o dai dialetti liguri occidentali dove, similmente al provenzale, è divenuto [pair̂e].

Confronti[modìfica | modìfica wikitèsto]

Segue un confronto della pronuncia di alcune parole nelle diverse varianti di ligure centro-occidentale, paragonate inoltre al genovese.

Blason de la ville Imperia (Italie).svg Portorino Alassino CoA Comune di Albenga.png Albenganese Pietrese Finalese Stemma di Genova.svg Genovese

(Grafîa ofiçiâ)

Note[modìfica | modìfica wikitèsto]

  1. Classificazione di Forner, 1980
  2. Forner, 1980, p. 458
  3. Toso, 2002
  4. Difatti nel comune di Bardineto si parla infatti un dialetto di transizione tra i liguri centro-occidentali ed i dialetti della Valbormida. Distinzione molto marcata che si può ritrovare nel confronto tra la parlata locale e quella del confinante comune di Calizzano (es: andemmu a Ba, andumma a Ca)
  5. Il feudo composto da questi due centri abitati è stato infatti a lungo controllato dai Marchesi di Clavesana, i quali, tra i vari possedimenti, furono anche signori di Ormea.
  6. (IT) Fiorenzo Toso, liguri, dialetti, in sce www.treccani.it. URL consultòu o 16 màrso 2021.
  7. Scritta anche [ł]
  8. Si segnala anche una forma intermedia, ossia -ii̯-, a Soldano.
  9. Treccani cita ad esempio spezzino, albenganese e ventimigliese

Bibilografia[modìfica | modìfica wikitèsto]

  • (DE) Günter Holtus, Michael Metzeltin e Christian Schmitt, Italienisch: Areallinguistik I. Ligurien, in Lexikon der Romanistischen Linguistik (Werner Forner), vol. 4, 1ª ed., M. Niemeyer, 1980, pp. 453-469, ISBN 3-484-50250-9.
  • (EN) Werner Forner, The dialects of Italy, Londra, M. Maiden & M. Parry, 1997, pp. 245-252.
  • (IT) Fiorenzo Toso, Liguria, in I dialetti italiani. Storia, struttura, uso, Turin, M. Cortelazzo, UTET, 2002, pp. 196-225.
  • (IT) Giulia Petracco Sicardi, Fiorenzo Toso e Patrizia Cavallaro, Vocabolario delle parlate liguri, Zena, Consulta Ligure, 1985-1992.
  • (ITEN) Davide Garassino, Michele Loporcaro e Stephan Schmid, La quantità vocalica in due dialetti della Liguria (PDF), in Fattori sociali e biologici nella variazione biologica, Pisa, 1º zenâ 2017, pp. 127-144. URL consultòu o 13 màrso 2021.
  • Giacomo Accame e Giulia Petracco Sicardi, Dizionario pietrese, A Prïa, Tipolitografia "LA STAMPA", 1981.
  • Gianni Nari, Dizionario del dialetto di Borgio, Sann-a, Grafiche F.lli Spirito, 1984.
  • Santino Bruno Pezzuolo, Dizionario alassino, Arbenga, Ed. F.lli Stalla, 1989.
  • Luigi Alonzo Bixio, Dizionario delle parlate finalesi, O Finâ, Centro Storico del Finale, 2000.
  • Angelo Gastaldi, Disiuna-iu Arbenganese - Dizionario Albenganese, Arbenga, Tipolitografia F.lli Stalla, 2009.

Lìgure coloniâle[modìfica | modìfica wikitèsto]

Lìgure coloniâle
Parlòu in{{ITA}}, {{FRA}}
Regioîn{{IT-SAR}}<br>{{FR-COR}}
Parlànti
Totâle~20.900
Clasificaçión
FilogéneziLingue indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Romanze occidentali
    Gallo-Romanze
     Gallo-Italiche
      Ligure
       Ligure coloniale
DialéttiBonifacino
Figon
Aiaccino
Calvese
Tabarchino
Caprese
Ligure di Nuova Tabarca
Ligure di Gibilterra
Dialetto chiotico
Dialétti lìguri coloniâli.png
Difuxón di dialétti lìguri do grùppo coloniâle parlæ ancón a-a giornâ d’ancheu. In bleu ciù ciæo e variànte de tranxiçión co-a léngoa córsa e i dialétti do córso caraterizæ da 'na fòrte infloénsa da-a léngoa lìgure.

Il ligure coloniale è il sottogruppo della lingua ligure che ne raccoglie le parlate e i dialetti diffusi in quei luoghi che si trovano al di fuori del continuum dialettale principale, dunque separati ed isolati rispetto alla Liguria "linguistica".

Descrizione[modìfica | modìfica wikitèsto]

Il gruppo di parlate noto come ligure coloniale è quella suddivisione della lingua ligure che ne raccoglie le varietà parlate in luoghi distanti dalla madrepatria e che pertanto è costituita da quei dialetti separati dal continuum dialettale principale, il quale per contro coincide con la Liguria "linguistica". Si tratta dunque di una suddivisione che, a differenza delle altre sei nelle quali si può dividere il ligure, non è basata su criteri linguistici ma piuttosto su una mera ripartizione geografica, comprendendo difatti parlate di diversa origine e molto differenti fra loro.

A titolo esemplificativo, difatti in tale gruppo sono inclusi dialetti quali il tabarchino, che deriva da una forma più arcaica del genovese di Pegli, il figon, oggi estinto, evolutosi principalmente dal ventimigliese, o ancora il bonifacino, evolutosi sulla base di forme arcaiche dei dialetti della riviera di ponente.

Storia[modìfica | modìfica wikitèsto]

Corsica[modìfica | modìfica wikitèsto]

Lunghe e articolate sono le vicende storiche che hanno legato la Repubblica di Genova con l'isola corsa, tanto che ne sarà legata politicamente, con alterne vicende, per quasi cinque secoli. Ruolo di primaria importanza ebbe il Banco di San Giorgio, attraverso il quale la Repubblica amministrava il suo dominio.

Il controllo genovese sull'isola, per lo meno a livello formale, ha avuto inizio nel 1447, ossia quando il papa Niccolò V, originario di Sarzana, ha trasferito ai liguri le piazzeforti sotto al proprio controllo, i quali incassarono anche il sostegno dei baroni locali con l'obiettivo di contrastare le mire aragonesi nella zona. Ad ogni modo il dominio della Superba di rado si estenderà all'intera isola, a causa di diverse ribellioni ed interventi militare stranieri, tra le quali si ricordino le sommosse guidate da Sampiero Corso e da Pasquali Paoli o l'invasione franco-ottomana del 1553. Situazione ben diversa è stata invece quella delle principali città costiere, centri del potere coloniale e, in numerosi casi, createsi intorno a dei castelli e fortezze realizzati dai genovesi stessi a difesa dei propri domini, quali San Fiorenzo (fondata alla metà del XIV secolo), Calvi (1268), Bastia (1378), Ajaccio (1492), Sartena (1507) e Porto Vecchio (cittadella del 1539). Si ricorda inoltre Bonifacio, rifondata con coloni liguri nel 1195, che da quel momento sarà centro fondamentale per il potere genovese nell'isola, fatto testimoniato ancor oggi dalla presenza, seppur in una situazione alquanto critica, di una parlata dallo stampo puramente ligure, il bonifacino.

I tabarchini[modìfica | modìfica wikitèsto]

Popolo e dialetto, quello tabarchino, che ritrova la propria origine nell'isola tunisina di Tabarca dove, a partire dal 1540, si iniziò ad insediare la famiglia genovese dei Lomellini, dietro concessione del bey di Tunisi per poter praticare la pesca del corallo. Secondo la tradizione tale facoltà è stata concessa alla famiglia per via dell'importante ruolo da questa avuto nella scarcerazione del pirata turco Dragut, catturato da Giannettino Doria nei pressi della Corsica; tuttavia è probabile che tale concessione sia in realtà arrivata dall'imperatore Carlo V, il quale aveva imposto il proprio protettorato sulla zona.

Col passare dei secoli però la sopravvivenza della piccola colonia diverrà sempre più precaria, col progressivo esaurimento dei campi di corallo ed il nuovo dominio ottomano sulla vicina terraferma che non nascondeva mire sull'isola, alla quale si inizierà ad interessare anche il governo francese. Sarà così che nel 1738 un primo gruppo di coloni approderà, dietro consenso del re di Sardegna Carlo Emanuele III, nell'isola di San Pietro, iniziando la costruzione di un insediamento che in onore del re sardo sarà chiamato Carloforte (U Paize nella parlata locale). Mentre l'esodo era ancora in corso, con le trattative per la vendita di Tabarca quasi concluse, l'isola tunisina sarà però invasa dal bey locale, che ne ridurrà la popolazione restante in schiavitù. Grazie però all'interessamento di alcuni nobili europei, queste genti saranno liberate, giungendo, in parte, anch'esse in Sardegna, ove fondarono la colonia di Calasetta nella dirimpettaia isola di Sant'Antioco, e in parte nella città spagnola di Alicante, stabilendosi infine sull'isola di San Pablo, o Isla Plana, da allora ribattezzata Nuova Tabarca.

Diversamente da Carloforte e Calasetta, quest'ultima non mantenne però strettii contatti con Genova, perdendo progressivamente le proprie tradizioni e la propria parlata, integrandosi completamente nell'orbita culturale e linguistica spagnola. Per contro nelle due colonie sarde si è conservata una forte identità etnica e culturale tra la popolazione tabarchina, simboleggiata da un estesissimo uso della propria parlata in tutte le fasce di età, caratteristica che si è ormai praticamente persa tra ogni altra popolazione di etnia ligure.

Chio[modìfica | modìfica wikitèsto]

Una delle più longeve colonie genovesi in Oriente, l'isola di Chio sarà in vario modo sotto il controllo ligure per più di due secoli. Inizialmente dominio personale della famiglia Zaccaria, i quali istituirono nel 1304 la Signoria di Chios, la quale sarà però di breve durata, essendo ripresa dall'impero bizantino nel 1329. Tuttavia, approfittando della guerra civile bizantina del 1341-1347, già nel 1346 l'ammiraglio Simone Vignoso riprenderà il controllo dell'isola, la quale, congiuntamente ad alcuni territori circostanti, sarà da quel momento amministrata da un'apposita maona, detta Maona di Chio e di Focea, gestita dalla potente famiglia dei Giustiniani.

Attivissimo centro commerciale, con l'isola che ancora ad oggi risulta essere uno dei principali porti greci per tonnellaggio ivi registrato, nonostante la nuova gestione ottomana dei territori circostanti la presenza straniera sarà tollerata ancora a lungo, data l'importante posizione dell'isola come via preferenziale per il commercio con l'Europa cristiana. La comunità ligure dell'isola si sviluppò a tal punto che, al momento della sua conquista da parte dell'impero ottomano, avvenuta nel 1566, su una popolazione di circa 15.000 persone si contavano 2.600 genovesi, i quali avevano sviluppato una propria parlata, il chiotico. Importanza, quella della popolazione "latina", evidente anche nell'istituzione di un'apposita diocesi, la diocesi di Chio, suffraganea dell'arcidiocesi di Nasso, Andro, Tino e Micono. Con la nuova gestione turca dell'isola la comunità genovese andrà però incontro ad un progressivo declino, sebbene ancora nell'Ottocento fossero presenti discendenti delle antiche famiglia di commercianti liguri. A ogni modo, duro colpo alla popolazione dell'isola, sia greca che latina, sarà dato dal brutale massacro di Chio, col quale, nel tentativo di sedare le rivolte della guerra d'indipendenza greca, furono trucidate più di 20.000 persone, con altrettanti deportati come schiavi, dando un colpo all'economia e alla popolazione dell'isola tale da impedirne una futura ripresa.

Gibilterra[modìfica | modìfica wikitèsto]

Tra le comunità di emigrati liguri, per storicità ed importanza, merita una particolare menzione quella dei Genovesi di Gibilterra, nutrito gruppo di ligure genti iniziatosi a stabilire nella zona già da prima dell'occupazione inglese del 1704 e cresciuto d'importanza sino a divenire, per svariate decadi del XVIII secolo, quello prominente tra la popolazione del piccolo territorio d'oltremare.

Ad oggi, con l'emergere dell'identità gibilterrina, frutto dell'incontro dei vari gruppi etnici qui stanziatesi (quali inglesi, spagnoli, maltesi, ebrei e, ovviamente, liguri), si è ormai perso l'uso dell'antica parlata di stampo genovese, sopravvissuta sino agli anni '20 dello scorso secolo ma della quale, tuttavia, ne sono rimaste notevoli tracce nella peculiare parlata locale, il Llanito. Le influenze culturali liguri non si sono comunque limitate al solo aspetto linguistico ma sono estese a svariati altri ambiti, tra i quali figurano in modo particolare cucina e architettura.

Emigrazione del '900[modìfica | modìfica wikitèsto]

Tra il XIX e il XX secolo i liguri costituirono un importante flusso migratorio nell'ambito della grande emigrazione dalla penisola italiana, diretto in modo particolare verso la Repubblica Argentina e nel vicino Uruguay. Questo fatto è dovuto alla presenza, già dai secoli precedenti, di un'ampia comunità genovese ivi stanziatesi, in modo particolare nella città di Buenos Aires e legata al mondo del commercio e del trasporto marittimo.

Menzione a sé merita il barrio di La Boca, sobborgo della capitale argentina e nel quale, sino agli inizi del XX secolo, la lingua veicolare tra le varie comunità di immigrati europei ivi stanziatesi (tra i quali per entità e storicità figurano ovviamente i liguri) era proprio il genovese. A seguito però dell'apertura del nuovo porto della città e del conseguente declino del quartiere, si è andata a perdere parte della propria identità originale, anche se non mancano numerosissime influenze culturali dalla Liguria, sia in campo linguistico che culturale e culinario.

Dialetti[modìfica | modìfica wikitèsto]

Francia[modìfica | modìfica wikitèsto]

  • Figon : insieme di varietà ormai estinte, era la parlata di alcuni centri della Provenza orientale. I dialetti qui ascritti hanno avuto origine a partire dalle parlate (dei gruppi occidentale e centro-occidentale) proprie dei coloni provenienti dalla Riviera di Ponente e qui stanziatesi soprattutto nel XV-XVI secolo. Questi dialetti, parlati soprattutto nei quattro centri di Biot, Vallauris, Escragnolles e Mons (Munsu in figon), sotto la pressione del provenzale e, in seguito, del francese, si sono progressivamente estinti anche se, nei quattro centri sopracitati, perdureranno ben più a lungo delle altre parlate "importate" da coloni d'origine ligure, essendo testimoniato il loro utilizzo sino al XX secolo. La caratteristica propria del figon, e del moussencou in modo particolare, di varietà alloglotta fortemente caratterizzata e del suo uso molto circoscritto (in ambito familiare nonché come lingua "criptica", per evitare d'essere compresi da altri) fecero sì che, con un processo simile a quanto accaduto al tabarchino di Nuova Tabarca, a seguito della fase di obsolescenza dell'originale parlata durante una prima fase di bilinguismo (col francese nel caso del figon), questa si troverà ad essere fondamentalmente sostituita, lasciando poche tracce di sé. Lascito maggiore del figon è dunque, più che alcuni, ridotti, termini lessicali peculiari, una coscienza diffusa tra le popolazioni locali di una propria origine alloctona, genovese in senso lato, pur avendo ormai perso la propria parlata.

Corsica[modìfica | modìfica wikitèsto]

  • Bonifacino: variante della lingua ligure parlata nella città di Bonifacio, all'estremità meridionale della Corsica, presenta alcune notevoli somiglianze con i dialetti della Riviera di ponente, principalmente dell'area savonese e dell'area del ligure centro-occidentale. Nonostante la sua sopravvivenza sia gravemente a rischio, considerato il numero ridottissimo di parlanti, oltre che la sua limitata estensione geografica, il bonifacino è a pieno titolo la parlata ligure dell'isola che ha maggiormente conservato delle caratteristiche affini a quelle della terraferma, a differenza della progressiva commistione con la lingua corsa avvenuta per l'aiaccino e il calvese. Ciò è stato possibile per i stretti rapporti tra questa colonia e la sua madrepatria, restando difatti sotto lo stretto controllo genovese ben più a lungo e in modo più stabile del resto dell'isola, con Genova che ne fece il suo centro amministrativo di maggiore rilevanza.
  • Aiaccino: dialetto della principale città corsa, di medievale fondazione genovese, si è progressivamente andato a ibridarsi con vari dialetti della lingua corsa, data le peculiare posizione di questa località, al confine tra le parlate corse del gruppo cismontano (più a nord) e di quello oltramontano (a sud), comunque conservando molte delle peculiarità dovute alla sua diversa origine.
  • Calvese (o Calvino?): è la parlata originaria della città di Calvi, il primo importante centro nell'isola ad essere popolato da liguri. Da questo momento Calvi resterà senza interruzioni sotto allo stretto controllo della Superba (ancor più di Bonifacio, anch'essa fedelissima dei genovesi), come d'altronde evidenziato dal suo motto Civitas Calvi semper fidelis, cambiando di sovranità solo con la cessione dell'isola al regno francese del 1767, conservando comunque alcuni privilegi. Nonostante ciò, fra le tre parlate di origine ligure autoctone della Corsica, quella di Calvi è risultata essere la meno conservativa, subendo sempre più forti influenze dal corso portato in città dalla popolazione rurale in cerca di nuove opportunità lavorative, perdendo così diverse caratteristiche lessicali, morfologiche e sintattiche fortunatamente conservatesi sia nel bonifacino che nell'aiaccino.

Da segnalarsi inoltre come, in tempi medioevali, la diffusione della lingua ligure nell'isola corsa fosse ben più ampia, estendendosi nella maggior parte dei centri costieri di fondazione genovese oltre che in alcune aree soggette ad una colonizzazione prettamente agricola. Ad ogni modo, solo nei casi sopracitati l'originale parlata si è conservata sino ad oggi (sia prevalentemente intatta, nel caso unico del bonifacino, che in forte commistione con la lingua corsa) mentre le parlate degli altri centri, prima fra tutte quella di Bastia, importante centro dell'amministrazione genovese dell'isola, risultano ormai estinte da diversi secoli. Questo progressivo abbandono è imputabile a vari fattori ma comunque riconducibili al prestigio esercitato dalla lingua genovese: fintanto quest'ultima, unitamente ai dialetti corso-liguri, veniva percepita al pari di una lingua più "alta", propria del contesto urbano e di certi mestieri, riuscirà ad esercitare una forte influenza anche sulle "basse" parlate rurali; rapporto poi invertitosi per ragioni storiche e in seguito a migrazioni interne, con la progressiva urbanizzazione dell'isola.

Questo aspetto risulta essere particolarmente emblematico nel caso di Bonifacio, in cui si svilupperà una sorta di diglossia tra la parlata di "Bunifazziu propriu", fondamentalmente la città fortificata, e del Piali, ossia le campagne circostanti, caratterizzate da un vecchio dialetto rurale di base corsa che sarà fondamento del futuro sviluppo del dialetto maddalenino.

Italia[modìfica | modìfica wikitèsto]

  • Tabarchino: variante della lingua ligure parlata nelle due località di Carloforte e di Calasetta, situate rispettivamente sulle due isole di San Pietro e Sant'Antioco, vicino alla costa sud-occidentale della Sardegna. Originatosi dal genovese, in particolare dalla varietà parlata a Pegli, discende direttamente da quella che era la parlata dell'isola di Tabarca, abitata da coloni liguri, e situata al largo della Tunisia. Il tabarchino ha la peculiarità di essere l'unica variante ligure ancora ampiamente diffusa tra tutti gli strati della popolazione, fasce più giovani incluse, grazie anche alla tutela, seppur parziale e limitata al solo livello regionale, di cui gode. Dal tabarchino parlato in Tunisia discendeva anche l'ormai estinto dialetto di Nuova Tabarca.
  • Capraiese : dialetto degli abitanti originari dell'isola di Capraia sino ai decenni a cavallo tra la fine del XIX e l'inizio del XX, si è progressivamente estinto a causa della grave crisi economica che colpirà l'isola con la fine del dominio genovese, durante il quale era il porto privilegiato per i commerci con la Corsica. Rispetto alla maggior parte delle parlate comprese in questo gruppo il capraiese ha un'origine differente: difatti si è sviluppato su una base corso-toscana più antica, successivamente e progressivamente ampliatesi dai continui contatti col genovese parlato dalle autorità locali nonché dai numerosi immigrati che giungeranno sull'isola, assumendo così le caratteristiche di una parlata di transizione.
  • Maddalenino: dialetto dell'isola della Maddalena, ha la propria origine nel dialetto rurale del Piali, varietà di transizione tra il ligure bonifacino e la lingua corsa. Difatti, sino alla cessione della Corsica alla Francia, l'arcipelago dipendeva amministrativamente da Bonifacio, dal dove proverranno sin dal XVIII secolo i primi coloni stanziatesi sull'isola della Maddalena. Ad oggi, nonostante alcuni apporti successivi legati in modo particolare alla costruzione dell'Arsenale, tale dialetto si è sviluppato come una varietà del corso meridionale (o "oltramontano") sartense, con influssi del gallurese e alcune peculiari caratteristiche proprie della lingua ligure, dovute alla già citata influenza esercitata dal bonifacino nelle campagne circostanti.

Altro[modìfica | modìfica wikitèsto]

  • Tabarchino di Tabarca : varietà originale del dialetto tabarchino, ha dato origine alla parlata odierna e al dialetto di Nuova Tabarca, oggi estinto. Legata all'esistenza della piccola colonia genovese, gestita dalla famiglia Lomellini e dedita soprattutto alla pesca del corallo, questa parlata resisterà per circa due secoli, ossia dalla fondazione di Tabarca, avvenuta nel 1540, alla sua conquista da parte del bey di Tunisi nel 1741, con la conseguente fuga di tutti gli abitanti (che inizialmente ridotti in schiavitù, saranno poi riscattati).
  • Ligure di Nuova Tabarca : varietà parlata nell'omonima isola spagnola sita al largo di Alicante ed estintasi alla fine del XIX secolo, così come il Tabarchino ad oggi diffuso in Sardegna ha avuto origine dalla diaspora dei coloni liguri stanziati nell'isola tunisina di Tabarca, dopo la sua conquista da parte del bey di Tunisi Ali I nel 1741. Benché estinta da oltre un secolo, si può trovare ancora traccia della parlata originale dei coloni nei cognomi della - seppur scarsa - popolazione locale. Interessante è il fatto che, dopo aver progressivamente abbandonato l'uso del ligure, i coloni adotteranno saldamente il valenciano, tanto che ad oggi Nuova Tabarca è l'unica località nella provincia di Alicante dove è quest'ultimo ad essere la lingua d'uso comune, piuttosto che il castigliano.
  • Ligure di Gibilterra : varietà parlata sino alla fine dell'Ottocento nella piccola colonia inglese, si è evoluta a partire dal genovese dei primi coloni e mercanti liguri qui giunti dai territori della Superba, in modo particolare da Pegli. Comunità, quella dei genovesi di Gibilterra, che arriverà ad essere la maggioranza tra le popolazioni stanziatesi sotto la Rocca e che, specialmente nella località di La Caleta, conserverà per quasi due secoli la propria parlata. A ogni modo non si può dire che tale parlata sia svanita nel nulla in quanto, dopo inglese e spagnolo, il genovese ha lasciato in eredità un ampio repertorio di parole alla peculiare parlata locale, il Llanito, nel quale si stima che siano presenti circa 700 lemmi di origine ligure.
  • Chiotico : antico dialetto diffuso nell'isola di Chios, parlato dalla consistente minoranza genovese che arriverà a contare oltre il 20% della popolazione. Benché l'esistenza di una parlata intermedia tra neogreco e ligure sia alquanto improbabile, le due lingue non furono affatto impermeabili fra loro, ma sono bensì documentati numerosi prestiti linguistici, specialmente in alcuni ambiti ben dettagliati quali, ad esempio, medicina, edilizia (con ovvie influenze anche di tipo artistico), agricoltura e marineria. A ogni modo è bene ricordare come parte di questi prestiti, benché in misura ben minore dei venetismi (con l'eccezione delle aree storicamente sotto controllo genovese, in primis proprio Chios), si siano diffusi in modo ben più ampio, venendo sistematicamente adottati in diversi dialetti neogreci.

Nòtte[modìfica | modìfica wikitèsto]


Bibliografîa[modìfica | modìfica wikitèsto]